Ha lottato contro le tentazioni all’inizio della sua vita pubblica, tracciando per noi il cammino. È stato pienamente uomo, e in lui vi era la libertà, dunque la possibilità di resistere alla tentazione o cedere ad essa
Gesù, messo alla prova in ogni cosa come noi
In questo tempo di Quaresima siamo chiamati più che mai a “tenere fisso lo sguardo su Gesù” (Eb 12,2), mettendo la nostra lotta spirituale nella sua. Anche Gesù infatti ha subito la prova, e nessuna tentazione umana gli è stata estranea: “è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, senza commettere peccato” (Eb 4,15). Gesù è stato pienamente uomo, e in lui vi era la libertà, dunque la possibilità di resistere alla tentazione o cedere ad essa. Rileggiamo dunque il brano evangelico, “programmatico”, che ci narra come Gesù ha lottato contro le tentazioni all’inizio della sua vita pubblica, tracciando per noi il cammino. Lo leggiamo in Luca (4,1-13), Vangelo che ci accompagnerà nei prossimi mesi. Solo per questa volta ci dedichiamo a un testo breve, perché è come la porta d’ingresso a tutto il terzo Vangelo, come una bussola per orientarsi in esso.
Non di solo pane vivrà l’uomo
Lo Spirito Santo, sceso su Gesù al battesimo, lo ha riempito, facendogli ascoltare la voce del Padre dal cielo: “Tu sei il mio Figlio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento” (Lc 3,22). Lo stesso Spirito ora lo porta nel deserto, per fare i conti in profondità con se stesso: il Figlio di Dio saprà assumere la sua condizione umana? Gesù è tentato per quaranta giorni, ma nello stesso tempo lo Spirito dimora in lui, ispirandolo nella sua lotta vittoriosa contro il diavolo. Dopo aver digiunato a lungo, ha fame. Qui si verifica la prima tentazione, in cui deve rispondere a una domanda: cosa è veramente necessario affinché l’uomo viva? Il diavolo insinua a Gesù che, se è davvero Figlio di Dio, potrà fare a meno dei limiti umani, perciò trasformerà magicamente le pietre in pane. È un sogno di onnipotenza, è come se Satana gli dicesse: “Puoi soddisfare il bisogno di cibo senza lavoro e senza condivisione, cioè senza gli altri”.
Ma Gesù non si sottrae alla finitezza propria dell’essere umano: condividerà il pane e i pesci con migliaia di persone, ma a partire dal poco messo a disposizione da qualcuno, frutto della benedizione di Dio sul lavoro dell’uomo. Perciò risponde al demonio con sapienza, citando la Parola di Dio: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Dt 8,3). Gesù non confida in sé, ma si affida alla logica dell’alleanza, della comunione. La fame di pane è indiscutibile, ma la fame della Parola di Dio è ancor più essenziale: “che cosa servirebbe all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la sua vita vera” (Lc 9,25), a cui si perviene nell’ascolto della Parola di vita?
Il Signore, tuo Dio, adorerai
Nella seconda tentazione Gesù è condotto dal diavolo “su, in alto”: da qui vede tutti i regni della terra, con possibilità di avere tutto e subito. È la tentazione del possesso, della realizzazione di sé attraverso la ricchezza. Gesù è invitato a negare il tempo, la storia, a saltare la vicenda umana affidatagli da Dio, dalla nascita alla morte. Possesso immediato anche del tempo, questa la tentazione che lo abita e ci abita: possedere il tempo è impossibile, eppure quanto spesso siamo preda di questa illusione…
Ma di fronte alla vertigine interiore in cui lo conduce il diavolo, alla visione “in un istante” di tutti i regni della terra, Gesù non si sottrae ai limiti di spazio e tempo propri degli umani, non cede al delirio di onnipotenza. Risponde citando ancora un comando della Torah: “Il Signore, tuo Dio, adorerai: a lui solo renderai culto” (Dt 6,13). Rendere culto a Dio, solo a lui, significa avere il cuore e le mani libere per dire all’altro: “Mai senza e contro di te, ma sempre con te e per te”. Per questo Gesù si è inginocchiato di fronte ai discepoli per lavare loro i piedi, ma mai si è inginocchiato a Satana: Gesù regna, è Messia, servendo e dando la vita per gli altri, la sua è la gloria di chi ama. “A me è stato dato ogni potere in cielo e in terra” (Mt 28,18), dirà una volta risorto, ma solo dopo la passione e la morte di croce, e potrà dirlo proprio perché nulla ha rapito a Dio, ma si è spogliato di tutto per amore suo e degli uomini.
Non metterai alla prova il Signore Dio tuo
Anche la religione può essere spazio di tentazione; anzi, per Luca è il luogo della tentazione somma. Satana conduce Gesù sul punto più alto del tempio, il luogo santissimo, e per metterlo alla prova si serve delle parole di un Salmo. Chiede a Gesù di fare a meno del segno più proprio della finitudine umana: la morte. Gettarsi dalla torre del tempio, infatti, significa uccidersi; eppure – dice Satana – se Gesù si butta quale Figlio di Dio, non conoscerà la morte ma, secondo la promessa del Salmo 91, gli angeli scenderanno dal cielo per sostenerlo.
Gesù però rifiuta di fare del tempio lo sgabello della sua affermazione personale, non si impone alla gente con il miracolo. Perciò risponde: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo” (Dt 6,16). Ancora una volta non si sottrae ai limiti della propria corporeità e non piega le Scritture all’affermazione di sé; al contrario, persevera nell’obbedienza a Dio e all’essere creatura, custodendo la propria umanità. La propria umanità tentata, l’unica in cui può – possiamo – scegliere se lasciar regnare Dio o il diavolo.
Ha salvato altri, salvi se stesso
“Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato” Queste parole non chiudono solo il racconto delle tentazioni, ma ci consentono di tendere un arco fino alla fine della vita di Gesù. Lungo tutta la sua esistenza sarà tentato dal demonio, mediante i tranelli dei suoi avversari. Ma c’è un particolare “momento” (kairós) nella vita di Gesù, l’ora della passione, in cui è sottoposto a una prova terribile: restare fedele al Padre, a prezzo di una morte violenta in croce, oppure percorrere altre vie, suggerite da satana, che portano in premio potere, ricchezza, successo? Questo avviene sul monte degli Ulivi e addirittura sulla croce: proprio lì Gesù è stato nuovamente tentato, in parallelo alle tentazioni dell’inizio. Nell’ora conclusiva della sua vita terrena riecheggiano da parte degli uomini, di nuovo per tre volte, parole simili a quelle del diavolo, con un minimo comune denominatore: “Ha salvato altri, ora scenda dalla croce e salvi se stesso” (cf. Lc 23,35-39).
Gesù però sceglie di compiere fedelmente la volontà d’amore di Dio, continuando a comportarsi fino alla morte in obbedienza alla sua Parola: ciò sarà causa di morte per lui, ma causa di vita per tutti gli umani. Sulla croce non risponde nulla, ma offre la sua vita come ultimo, silenzioso gesto d’amore. Proprio in risposta a quella vita in cui ha lottato per resistere alle seduzioni di satana e rimanere capace di amore verso tutti, il Padre lo richiama dai morti, come canteremo a Pasqua. È il sigillo posto da Dio sulla sua vita e sulla via della lotta contro le tentazioni tracciata da Cristo. Lui che sempre ci precede e ci guida nella lotta spirituale. Come scriveva sant’Agostino: “In Cristo fosti tu a essere tentato, in lui tu riporti la vittoria”.